Non conoscevate “Corri” dei Djstivo? Bene, il rework dei P L Z è l’occasione per scoprire un’autentica bomba.
Conoscevate “Corri” dei Djstivo? Bene, non la conoscerete più.
I P L Z reinventano un brano che sembra fatto apposta per loro. Lo caricano di frenesia, bagliori fosforescenti, frequenze graffianti, salti temporali e improvvisi cambi di scena. Nessun punto di riferimento è concesso, nessun attimo di tregua è permesso. Un solo diktat: corri!
‘CORRI (P L Z Rework)’
(Costello’s Records, 17.10.2023)

Artwork: Giacomo Carlone
“Ogni tanto capita di innamorarti di un pezzo al primo ascolto. È successo così con “Corri” dei DJSTIVO, una canzone che ti colpisce subito per il contrasto fra la progressione armonica alla Tyler The Creator e il twist technoide malato e claustrofobico che parte a un certo punto. Anche il testo racconta di cose che ispirano molto il nostro immaginario: l’ansia da prestazione, la sensazione di spendersi a vuoto per bisogni imposti dall’etica dello sviluppo infinito. Rilavorandolo abbiamo perciò accentuato questo scarto fra elementi ansiogeni e rilassanti, alternando spasmi electro-garage e momenti più onirici. È come quando cerchi di correre in sogno, senza riuscirci veramente.”
Crediti
Testi, suoni e beat scritti e prodotti da P L Z tranne:
PRESI BENE, scritta e prodotta con Treega
FUORI SUBITO, scritta e prodotta con EXWYFE
M E G A prodotta con Whitemary
Registrato da P L Z al Supermoon Studio
Masterizzato da Andrea De Bernardi (Eleven Mastering)
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Autori e compositori del brano originale: Lorenzo Locorotondo, Marco Conti, Pietro Vicentini, Riccardo Sindona
Mix: Giacomo Carlone
Master: Andrea De Bernardi
Musicisti che hanno partecipato alla registrazione con strumenti suonati: Lorenzo Locorotondo, Marco Conti, Pietro Vicentini, Riccardo Sindona
Editore musicale originale: Totally Imported
Fin dalla prima uscita, “Milano d’agosto”, i P L Z vengono ospitati da alcune delle più autorevoli testate musicali italiane come Rolling Stone e Rockit, e con il follow up “Secoli” incuriosiscono anche il prestigioso Coeval Magazine, che dalla Gran Bretagna pubblica un ampio approfondimento sul loro progetto, certificandone ulteriormente il valore. A questo si unisce la nomina di “Artista della Settimana” per MTV New Generation, ottenuta grazie al videoclip ufficiale del brano.
In prossimità del periodo natalizio, i P L Z pubblicano la cover di “Noi Come Voi” di Lucio Dalla, concepita come regalo simbolico da donare al proprio pubblico al fine di esorcizzare il terribile 2020. Questa release viene lanciata in esclusiva su WU Magazine, che pubblica la premiere insieme a un’intervista alla band e a un esclusivo servizio fotografico ispirato al bed in di John Lennon e Yoko Ono.
Il singolo successivo, “Presi Bene”, propone l’edonismo come cura per l’ansia e porta DJ MAG, magazine storico dedicato alla club culture, a ospitarne il video, decretando di fatto il ruolo di rilievo dei P L Z all’interno della nuova scena elettronica indie italiana.
L’aprile 2021 è il momento di “È ancora presto”, brano che spinge il duo milanese a smetterla di “prendersi bene” con la fine del mondo e a rilassarsi, abbandonandosi a una sequenza di pattern rassicuranti e indecifrabili.
Il quinto inedito è “M E G A”, che anticipa di poco l’uscita dell’omonimo album. Questa release è arricchita dalla presenza di Whitemary, producer e songwriter tra le più in vista della nuova scena italiana. Più che una canzone con la classica struttura strofa-ritornello, “M E G A” è una sorta di mantra che si ripete vorticosamente, inneggiando al bacio come atto rivoluzionario, e vale al duo il titolo, attribuito loro dalla prestigiosa rivista Soundwall, di “Nuovo pop italiano”.
A ottobre 2022, il brano “Milano d’agosto” viene inserito nella soundtrack di The Kardashians 2, celebre serie tv in onda su Disney+ e Hulu.
“La vera novità che si aggira per la strade musicali italiane più sotterranee è che si sta trovando una interessante quadra per cui si punta al pop 2.0 (i testi in italiano e con un certo tipo di piglio parlano chiaro) ma lo si fa mutuando un linguaggio sonoro da clubbing, soprattutto quello di nuova matrice anglosassone. Se i Daft Punk hanno influenzato tutti i primi anni 2000, penetrando nel mondo indie-pop con la forza del loro tremendismo francese, in questo secondo decennio del nuovo millennio le tracce stanno iniziando a lasciarle i post-notalgismi house-garage à la Disclosure. Sono profonde. E, aggiungiamo, sono belle ed interessanti.
P L Z è veramente un esempio da manuale in tal senso. Per giunta, qua in “M E G A” uniscono le forze creative con un altro nome che dovreste segnare sui vostri taccuini, sottolineandolo un paio di volte: Whitemary.”
Damir Ivic – Soundwall
Uno spettro si aggira per la scena indipendente italiana. Lo spettro di P L Z. Un nome che è anche un modo per chiedere “permesso, posso entrare?”.Per favore, mi puoi far godere ancora una volta prima di sparire?
P L Z è uno spettro gentile, raramente si arrabbia, se non quando si collega a un terminale e allora le sinapsi entrano in cortocircuito con i miraggi, le storture della rete. Tenete lontano P L Z dall’internet e dai social:meglio farlo stare in mezzo a un bosco, magari con un discman anni ’90 calato sulle orecchie (le orecchie che non ha), a ballare da solo come in quella scena in “The Lobster”. Che poi da solo P L Z non è mai. Più spesso è bino. Altre addirittura trino.
Nelle sue epifanie più comuni lo troverete sdoppiato fra un vocoder e una beat machine, mentre sostiene la sua ombra e da lei è sostenuto.
Perché P L Z ha paura di tutto, tranne di ciò che gli può far male. Cieco per amore, non mostra il viso a nessuno.
Un velo lo protegge, una maschera di lattice gli tiene insieme i connotati sempre a un passo dallo sciogliersi, dal distorcersi.
P L Z ama le tresche, gli interstizi, le zone buie fra un lampione e l’altro, attraversare la strada senza guardare. P L Z è fedelmente infedele. Non lo si sente per un po’, ma se lo chiami arriva, sempre.
P L Z odiale gabbie, soprattutto quelle erette dall’isteria collettiva. Il suo motto è “vivi e lascia morire”. Anzi “dormi e lasciati fare”.
Lasciatevi fare da P L Z.
Please, please me
