“Colmare” o “col mare”.
Perché la raccolta di Ventidue è una sorta di concept album sul viaggio e il mare è un elemento ricorrente in queste canzoni. Il mare di Venezia, il mare che serve per seppellire i sogni irrealizzabili o il mare di pensieri che indirizza il flusso del percorso da intraprendere.
I testi tracciano una mappa con regioni conosciute e altre difficili da raggiungere, impervie, ma non per questo meno abitabili. Come quelle parti di noi che fatichiamo ad accettare, ma che chiudono il cerchio su ciò che siamo, completandoci e facendoci progredire verso qualcosa di diverso.
Artwork: Veronica Villa
«“Colmare – scrive il poeta Julian Zhara – è la distanza tra due corpi che si attraggono, tra i ricordi e il presente, il dolore e le risate che non hanno un perché – che significano essere vivi”. Gli orizzonti musicali e umani di Ventidue si sciolgono, come in certe giornate fanno cielo e mare, e la solitudine non ha più senso perché quando diciamo io è già altro e ognuno, tuffandosi nelle canzoni, può sentire il battito del proprio cuore.
Il viaggio che intraprende Ventidue è verso una meta che non conosciamo: invita a spogliarci delle paure e a seguirlo, perché spostandoci ci avviciniamo di più a noi stessi. Non ha genere questo album. L’io che parla è un soggetto maschile, femminile, un soggetto neutro, eppure, come l’acqua limpida, aiuta a specchiarci e a vedere una nostra nuova essenza che pensavamo imperscrutabile.»
Tracklist
1. Venezia
2. Quanto è semplice
3. Leggera e fragile
4. Arrendersi
5. Per chi scorre
6. I tuoi occhi
7. Ancora qui
8. Roma
9. Ciò che se
Crediti
Produzione e mix: Federico Carillo
Registrato presso Monnalisa Studio di Milano da Federico Carillo
Master: Giovanni Versari
VENTIDUE
Roma // pop, urban

Foto: Federica Giacomazzi
Ventidue è un numero.
Come tanti per i più, ma per Filippo è da sempre una ricorrenza, un elemento che si staglia: un metronomo che regola e attira l’attenzione verso ciò che conta.
Filippo è veneto ma ha sempre girovagato per l’Italia suonando con più musicisti e in più progetti musicali possibili, ma quando è arrivato a Roma nel 2019 ha smesso di cercare un altro posto, ha smesso di cercare altri con cui suonare, ed ha iniziato semplicemente a scrivere di getto nuovi pezzi perché la musica, come quel numero, è un altro metronomo della sua vita. Come quando ci si sente a casa di ritorno da un viaggio, inizia a raccontare della sua passione per la vela e le persone, di mare e città, di silenzi e grida, di allontanamenti ed incontri. Quando finisce di scrivere, quando chiude l’ultimo giro armonico e realizza che più che una serie di canzoni è nato un nuovo progetto musicale e bisogna scegliere un nome, gli casca l’occhio sull’orologio e sono le 22.22 del 22 aprile 2022.
La scrittura di Ventidue è verso una meta che non sappiamo ma ci invita a spogliarci delle paure e seguirlo perché spostandosi ci avviciniamo di più a noi stessi. Non ha genere il suo scrivere. L’io che parla è un soggetto maschile, femminile, un soggetto neutro, non neutrale, un soggetto che esprime sensazioni e percezioni trasversali che tagliano il tempo, lo spazio e la distanza tra le persone e le loro emozioni, amalgamando tutto in un’unica corrente liquida di musica e parole.
